Valli di Lanzo, Regno della Foresta, del Granito e del Ghiaccio.

Valli di Lanzo, modello per l’Europa

 

di Francesco P. Mancini 24 agosto 2014 – Il bello delle piemontesi Valli di Lanzo è che puoi andarci quando ti pare: non c’è alta e bassa stagione, ma non perché, fra montagne vicine a quelle della Val d’Aosta, non ci siano neve d’inverno e prati in fiore d’estate; ma perché lassù stanno provando a realizzare un turismo sostenibile, per il quale ad esempio il trekking nei boschi è valorizzato anche in primavera ed in autunno. E vivere la vita dei montanari, con i suoi ritmi così differenti da quelli stressanti della città, è possibile, e con tutti i comfort della modernità, in ogni giorno dell’anno. Ma da quest’anno andare a conoscere le Valli di Lanzo significa qualcosa in più: significa contribuire all’affermazione di un modello di sviluppo sostenibile della montagna che qui sta diventando esempio per tutte le regioni dell’arco alpino.

Oggi le tre Valli di Lanzo, la Val Grande di Lanzo, la Val d’Ala e la Valle di Viù, sono una specie di West alpino, sopravvissuto al boom dello sci e all’invasione di piste, impianti di risalita e albergoni di massa. Frequentate fin dal primo Ottocento dalla nobiltà e dalla borghesia torinese, le Valli sono rimaste una ‘chicca’ riservata alle ‘elite’ degli amatori della montagna durante i decenni del boom dello sci. Ma l’evoluzione del turismo in montagna, non più concentrato sulle piste, fa  emergere oggi le straordinarie potenzialità di quest’area rimasta ‘vergine’: montagne di grande bellezza, formate da maestose piramidi granitiche come la grandiosa l’Uia di Ciamarella che chiude la Val d’Ala, con ben otto vette al di sopra dei 3.500 metri, splendenti circhi glaciali, e più in basso antecime e altipiani erbosi digradanti verso le tre valli. A quote intermedie, un vero e proprio Regno dei Boschi. Perfettamente attrezzati di tutto, ma non per le mondanità ‘cittadine’, i centri abitati. Chi va in montagna a fare shopping o a passeggiare con le pedule sul corso potrebbe restarne deluso, ma chi invece cerca la Montagna quella Vera può sperare di trovare qui quello che non c’è più altrove: sentieri millenari, segnalati e ben tracciati, che conducono verso gli alpeggi, molti dei quali adibiti ancora oggi alla pastorizia e alla trasformazione del latte e non trasformati in affollati ristorantini in quota, come accade altrove. E, più in quota, sentieri e vie verso le vette, che passano gradualmente dalla roccia al ghiaccio, che portano verso panorami indimenticabili su tutte le Alpi Occidentali e che è possibile percorrere anche grazie agli esperti Accompagnatori del Cai.

Insomma, una sorta di paradiso incontaminato per chi cerca la Montagna con la M maiuscola, che però da qualche tempo è minacciato da alcune decisioni sull’utilizzo dei Fondi Europei per lo Sviluppo: una risorsa che alcune delle tante amministrazioni locali stanno orientando verso la realizzazione di opere incomprensibili per le loro stesse popolazioni, anch’esse locali, alle quali non si è riusciti a giustificare l’improvvisa realizzazione di strade a due corsie nei boschi con fondi europei dirette verso mete imprecisate. Una spesa pubblica difficile da dimostrare come realizzata a beneficio pubblico, tanto più in quanto a carico della – pubblica – risorsa Ambiente, che ha quindi determinato appena un mese fa la nascita del Coordinamento Noi nelle Alpi. Il Coordinamento non ‘cade dall’alto’, come queste nuove strade in quota, ma nasce dalla base delle sezioni locali delle grandi associazioni nazionali. E’ formato infatti dall’Associazione Gestori Rifugi Alpini Piemonte – AGRAP, CAI Piemonte, Italia Nostra Piemonte e Valle d’Aosta, Le Ciaspole, Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Mountain Wilderness Piemonte e Valle d’Aosta, Pro Natura Piemonte, WWF Piemonte e Valle d’Aosta e Giovane Montagna. Come si legge nel manifesto, che si può trovare fra l’altro sul blog Camosci Bianchi, il coordinamento ha l’obiettivo di ‘difendere la montagna e promuovere lo sviluppo del turismo sostenibile contrastando iniziative che danneggino l’ecosistema naturale’. Il metodo scelto è il ‘dialogo con le istituzioni regionali e le amministrazioni locali’ per ‘portare proposte per un turismo delle terre alte distribuito nelle quattro stagioni, che porti benessere e occupazione alla gente di montagna senza distruggere il patrimonio naturale’.

L’iniziativa di Noi nelle Alpi, apparentemente solo locale, ha in realtà la rilevanza di un modello di sviluppo di livello nazionale, anzi europeo: sono ben sei infatti i Paesi dell’Unione che  comprendono e si incontrano nella comune  Macroregione Alpina: Italia, Francia, Germania, Austria, Liechtenstein, Slovenia, ai quali va aggiunta la Svizzera. Ebbene, una Macroregione Alpina, formata a somiglianza di quelle dei Paesi Baltici e del Danubio, erede della Convenzione delle Alpi riunita per la prima volta nel 2011, e a sua volta riunita per iniziativa della Baviera sempre nel 2011,  è proprio in questi anni in via di identificazione e definizione, politiche economiche comprese. Nel dicembre 2013 il Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo ha dato formalmente mandato alla Commissione europea di “elaborare una Strategia dell’Unione Europea per la Regione alpina entro il giugno 2015”.Il momento è quindi importante per ‘plasmare’ le politiche di area, per ora oggetto fra l’altro del programma Interreg Spazio Alpino ma in via di configurazione anch’esse, e non lasciarle in balia di nuovi, possibili ‘appetiti’. Ecco perché – Baviera insegna – iniziative e modelli di sviluppo locali assumono rilevanza europea; e perché il modello di Noi nelle Alpi per le Valli di Lanzo va quindi considerato con grandissima attenzione. Dice il ‘manifesto: “Il futuro del turismo montano non è la monocultura dello sci ma una serie di progetti che garantiscano presenze turistiche dodici mesi all’anno, tra i quali: diffondere il turismo escursionistico non solo nella stagione estiva, promuovere itinerari di scoperta del patrimonio culturale e naturale. Poi sviluppare l’accoglienza locale con la creazione di “alberghi diffusi” recuperando il patrimonio residenziale in stato di abbandono e valorizzare i percorsi storici ed i sentieri tematici. Ancora: valorizzare anche in autunno e primavera il turismo alla scoperta dei sapori della tradizione locale coinvolgendo le aziende agricole sul territorio, proporre la mobilità dolce con navette, servizio taxi per gli escursionisti, uso integrato del treno, veicoli elettrici, noleggio biciclette per ridurre l’inquinamento causato dai mezzi a motore, per rispondere alla richiesta di tranquillità e vita sana con offerta di vacanze-benessere. Infine: recuperare l’agricoltura di montagna, vero motore della green economy, con i suoi prodotti che oltre alla sussistenza locale e alle produzioni tipiche sono manutenzione del territorio, prevenzione del dissesto idrogeologico, manutenzione della viabilità e dei sentieri e controllo puntuale di un territorio impervio com’è quello montano’. Un progetto per la montagna che dobbiamo conoscere e diffondere, perché il futuro del nostro inestimabile patrimonio alpino è tutto lì.

©Futuro Europa®

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2 pensieri su “Valli di Lanzo, Regno della Foresta, del Granito e del Ghiaccio.

  1. Come tu hai ultimamente rimarcato su Twitter, il verbo corretto è “custodire”. Personalmente ritengo che le Valli di Lanzo siano arrivati ad un bivio: un sentiero (faticoso e arduo) conduce ad uno sviluppo del turismo sostenibile (custodendo le meravigliose ricchezze naturalistiche e culturali disseminate sulle Valli) mentre l’altro, molto facile e senza pendenze particolari, conduce alla “distruzione” del paesaggio, sorto grazie alla millenaria opera delle genti alpine, “prendendo” i fondi europei e cercando di fare qualcosa: questo sentiero conduce al nulla, ad una ricchezza effimera, per pochi soggetti e di brevissimo periodo.

    Percorrere il primo sentiero signifca darsi da fare soprattutto con le proprie risorse: la strepitosa rete sentieristica delle Valli di Lanzo è stata creata con la fatica inimmaginabile dei montanari. L’abbiamo ereditata (gratis): tocca alle Valli manutenerla e svilupparla affinché diventi tutto l’anno una grossa occasione per attirare i turisti (e non i villeggianti) che in tutta Europa (e non solo) amano fare attività outdoor in montagna. Parlo di turisti europei, escludendo così gli italiani, che sappiamo non essere particolarmente attratti (peccato, non sanno cosa si perdono) per le scarpinate sui sentieri, le ciaspolate in boschi strepitosi, i trekking di più giorni, il turismo culturale, ecc…

    Non basta solo avere delle infrastrutture (ovvero la viabilità pedonale, quella che in Svizzera fa parte della viabilità in generale, strade comprese) ma è necessario anche avere un atteggiamento sincero ed autentico verso l’ospitalità, come succede in Valle d’Aosta dove il turista si sente a casa sua (anche loro stanno già pensando, per la prossima estate, a sviluppare ancora di più il trekking, come ho appreso dai media locali).

    I valligiani (soprattutto quelli più anziani) dovrebbero finalmente comprendere che la montagna non è esclusivamente loro (sebbene molti siano i proprietari di interi paacoli e foreste) ma di chi la ama e desidera portare soldi per vivere un’esperienza straordinaria di natura e cultura (fondamentale, perché all’estero il desiderio di cultura è molto superiore al nostro). E dovrebbero smetterla finalmente di far sentire i turisti come dei forestieri (così li chiamano) perché non appartengono alla loro tribù e non parlano il patois (l’arpitano).

    Tirarsi su le maniche e non vivere di assistenzialismo: far emergere completamente le bellezze straordinarie nascoste nei boschi delle Valli di Lanzo dove adesso le ruspe stanno inseguendo uno “sviluppo” distruttivo ed effimero: vecchia e logora concezione di fare economia.

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