‘Green Generation’: insieme per sconfiggere il riscaldamento globale. Un docu-film di Sergio Malatesta, prodotto da Maiora Film con la collaborazione di Rai Cinema e il patrocinio dell’ ENEA, per spiegare che la via per sconfiggere il riscaldamento globale è l’impegno di tutti, insieme.

 

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“Il riscaldamento globale è la più grande minaccia che si sia mai abbattuta sul genere umano. Ma uniti possiamo sconfiggerlo”. Ad affermarlo è Sergio Malatesta, regista di ‘Green Generation’, prodotto da Maiora Film con la collaborazione di Rai Cinema e il patrocinio dell’ ENEA.  A lui, dopo aver visto l’accattivante promo del film, ho rivolto qualche domanda:

 

Green Generation: il titolo non è banale. Pone interrogativi: a quale ‘generazione’ si riferisce? Ai giovani? A quelli di mezza età che vogliono cambiar vita dopo la crisi? O ad una intera società che, in quanto identificata da una caratteristica nuova,’ green’ appunto, è unita come una sorta di ‘generazione’?

 

Si riferisce a chiunque, indipendentemente dall’età, dal sesso, dalla religione. Non c’è un destinatario particolare, i destinatari siamo tutti noi. Perché Green Generation parla di un problema grave, il riscaldamento globale. Un problema che non può essere risolto se non c’è collaborazione, dato che  è causato da tutti noi.

 

Tu però, come regista, hai scelto un linguaggio. Sei stato costretto a selezionare alcuni destinatari del tuo intervento oppure hai cercato di raggiungere tutti nello stesso modo? A chi è destinato, in particolare, Green Generation?

 

Ho utilizzato un linguaggio live. Lavorando con Rai, in particolare per programmi come Linea Verde, Sereno Variabile, Uno Mattina, ho esperienza di linguaggi video e ascolto in un pubblico generalista. Un  messaggio è efficace se raggiunge più persone e a questo ho mirato. Ho destinato Green Generation a tutte le persone che abbiano l’unica caratteristica di essere persone di buona volontà. Questo era l’unico modo per ottenere un risultato efficace, che è anche numerico: più siamo, più abbiamo possibilità di sconfiggere la minaccia del riscaldamento globale.

 

Insomma, secondo te in questo ‘momento Green’ della nostra Storia non c’è solo ‘un ricorso storico’, il ritorno alla terra dopo mezzo secolo di fuga verso le città, una specie di reazione idilliaca alla civiltà metropolitana, un riflusso, una fuga dai problemi economici e sociali che nelle città impoverite dalla crisi mordono di più…

 

Non si parla, nel film, di un romantico ritorno alle campagne. Assolutamente no. In Green Generation si ipotizza invece un cambiamento nelle città, da dove proviene gran parte dell’inquinamento che concorre al riscaldamento globale. Per rendersene conto basta un dato: il  40 per cento dei gas-serra riversati nell’atmosfera proviene proprio dalle abitazioni. Il nostro film dimostra come sia possibile, in ogni fase dell’esistenza, in ogni attività, se non eliminare almeno abbattere drasticamente la produzione di gas inquinanti provenienti dalle attività quotidiane.  Penso ad esempio ai trasporti. In Norvegia esiste un’autostrada di cinquecento chilometri attrezzata per il rifornimento di idrogeno, che abbiamo percorso per centoventi chilometri con una vettura ad idrogeno, appunto: una tecnologia che ha, come effetto collaterale della produzione di forza motrice, la sola emissione di vapore acqueo. Questa tecnologia è in via di perfezionamento, un percorso che la Norvegia sta compiendo grazie ad un ‘cervello in fuga’ italiano. Un altro esempio: produrre un film vuol dire consumare molta energia. Bene, esistono stabilimenti, come quelli di Iginio Straffi, noto per essere tra l’altro il produttore delle Winx, che sono alimentati completamente da pannelli solari. Questo è un esempio di ciò che oggi possiamo chiamare ‘progresso’; ben diverso dal mero concetto di ‘sviluppo’. Il ‘progresso’ possiamo portarlo avanti tutti. Perché tutti possiamo fare scelte ‘green’ quando facciamo la spesa o ci serviamo dei trasporti o altri servizi. Il nostro ruolo, nella storia di questo ‘progresso’, è informare.

 

Quindi, per la Green Generation di cui possiamo essere parte, la comunicazione ha un ruolo importante…

 

Sì. Assolutamente. Per sapere, e per agire. Noi abbiamo in mente alcune battaglie. Una, in particolare: introdurre il ‘costo ambientale’ nelle etichette di tutti i prodotti, evidenziando quindi la preferibilità di quelli ‘a chilometri zero’. Non parlo solo dei prodotti agroalimentari, ma di tutti i prodotti: se io compro un  computer, ad esempio, voglio sapere il costo, in termini di emissioni, di quel computer. Emissioni in termini di produzione; ed emissioni in termini di trasporto. Noi chiederemo questa cosa con forza, è una delle nostre prime battaglie, e più saremo, più forza avremo per ottenerla.

 

Noi chi?

 

Noi Green Generation.

 

http://www.youtube.com/watch?v=gjTuF1Fa6hM

 

Francesco Paolo Mancini

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