Green Economy, spazio per giovani e startup

Il lavoro non c’è, e allora i giovani Italiani il lavoro lo inventano. Succede nella Green Economy, terra di conquista delle startup, dove la creatività dei giovani trova un terreno fertile nel robusto fabbisogno di innovazione del settore, che è in crescita. Nella Green Economy ci sono fondi e investimenti, e anche se siamo pur sempre nell’Italia scioccata dalla crisi e ingessata dalla burocrazia, c’è chi sui nuovi prodotti che promettono di rinnovare i mercati è disposto a scommettere. E così, nonostante la ‘melma’ italica in cui sono costrette a sguazzare per emergere, molte idee innovative di giovani impegnati nella green economy diventano realtà, creando occupazione e reddito.

Un esempio dei buoni risultati resi possibili dall’incontro fra giovani e Green Economy lo ha dato Coldiretti presentando il salone ‘Il Made in Italy creativo che batte la crisi’: una esposizione di tutti i finalisti del premio per l’innovazione ‘Oscar Green’. L’evento si è tenuto nella sede di Coldiretti a Roma alla presenza dei Ministri Martina e Giannini, del Presidente di Coldiretti Moncalvo, della delegata Giovani Gardoni e del presidente di Giovani Confindustria Gay. Ma quali sono le idee innovative premiate dagli Oscar Green? Eccole: Domenico D’Ambrosio ha inventato la prima chips di pane sfruttando l’idea del gesto antico di strappare la corteccia del pane che ad Altamura in Puglia si compie da secoli per consuetudine. L’attività è iniziata e va bene. Il lombardo Carlo Maria Recchia ha invece avuto l’idea di produrre un nettare energizzante ricavato da una varietà di mais utilizzato allo stesso scopo dai guerrieri Maya.

Altra idea di successo. Come lo sono quella di Matteo Castioni, che ha pensato di coltivare in Veneto le mocroalghe delle specie Spiruline e Haematococcus , utilizzate nella cosmesi ma anche come integratori e ricostituenti perché ricche di proteine, sali ed antiossidanti naturali. In Calabria, Tiziana Calabrese ha invece ricavato caramelle ‘contadine’ da ribes, mirtilli, more, fragole e lamponi. In  Trentino, Daniela Devigli  ha riscoperto il potere energizzante della linfa della vite. E in Toscana Carlo Santarelli è riuscito a produrre – soprendentemente – un formaggio pecorino anticolesterolo. Mentre ancora in Calabria Giuseppe Piccolo ha scelto di lanciare sul mercato un nuovo prodotto: Aran-C, succo di arancia bionda di Calabria al cento per cento, la vera risposta alle aranciate tarocche e allo scempio rituale delle arance italiane. In Lombardia Silvano Sonzogni ha prodotto una linea di salumi ‘trasparenti’ cioè completamente tracciabili dall’allevamento alla macellazione e al confezionamento di ogni pezzo attraverso le etichette che, collegate al sito internet dell’azienda, danno tutte le indicazioni richieste sulla filiera.

Ancora sulla tracciabilità ha lavorato Guglielmo Stagno D’Alcontres in Lombardia, che nella sua azienda organizzata con una filiera ‘sostenibile’ riesce a tracciare ogni singola fragola prodotta. Mentre  Salvatore Sorbo, apicoltore,  ha messo le sue arnie a disposizione di Cara Terra, un progetto di monitoraggio dell’ambiente nella Terra dei Fuochi finalizzato, quindi, a segnalare tanto le aree a rischio ambientale quanto quelle che possono essere recuperate all’agricoltura.

Tutti esempi di come sia la valorizzazione delle produzioni locali, tipiche e di qualità a generare davvero reddito e lavoro, e non l’agricoltura a scopo industriale che si muove agile nelle maglie larghe delle normative di mercato europee ed internazionali, con ricadute virtuose minime in termini di reddito e posti di lavoro. Normative europee che a volte sembrano addirittura mirate a penalizzare piuttosto che a promuovere le dimensioni artigianali delle piccole e medie imprese, anche agricole, spesso startup, attraverso ‘messe a norma’ non sostenute da motivazioni credibili ma, in compenso, onerose per dimensioni aziendali ridotte. E questo nonostante il contenuto virtuoso delle loro produzioni di qualità.

Un problema, da risolvere. Perché, ricordiamolo, l’Italia è Piccola e Media Impresa e le Startup rappresentano oggi la sua occasione di rinascita: una rinascita che è legata più che mai all’iniziativa dei giovani, e che non può essere sacrificata alle logiche di mercato di Paesi dalle economie radicalmente e profondamente diverse dalla nostra.

Titolo originale: Green Economy, spazio per giovani e startup di Francesco P. Mancini | 16 novembre 2014

 

©Futuro Europa®

 

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2 pensieri su “Green Economy, spazio per giovani e startup

  1. L’ha ribloggato su ramblingrossellae ha commentato:
    ….Tutti esempi di come sia la valorizzazione delle produzioni locali, tipiche e di qualità a generare davvero reddito e lavoro, e non l’agricoltura a scopo industriale che si muove agile nelle maglie larghe delle normative di mercato europee ed internazionali, con ricadute virtuose minime in termini di reddito e posti di lavoro….

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